L’incredibile relazione tra Lorenz, Social, SEO e SEM

Relazioni tra Social, SEO, Imprinting

Esiste senza ombra di dubbio una forte relazione tra Social e SEO, e per spiegarlo è necessario interpellare uno dei padri dell’etologia, Konrad Lorenz. In questo blog negli articoli solitamente utilizziamo immagini di copertina ispirate a scene di film, perché vogliamo trasmettere che i nostri eventi sono spettacolari.

Non esiste un film su Lorenz ma secondo noi qualcuno dovrebbe produrlo.

Cosa è l’imprinting

Konrad Lorenz è famoso come “l’uomo che parlava con le anatre”, un vero genio. Uno dei padri dell’etologia. Ha scritto libri fondamentali, come L’anello di Re Salomone, in cui spiegò la sua esperienza “in gabbia”, ovvero viveva in una casa con sbarre alle finestre e i suoi animali stavano fuori, liberi in campagna. Lui era l’animale in gabbia.

Ma ogni tanto portava dentro qualche cucciolo e lo cresceva con sé e poteva studiare diversi fenomeni, tra cui uno che ha rivoluzionato il nostro modo di pensare e di considerare azioni e reazioni comportamentali: l’imprinting. Per spiegare cosa è, usiamo le sue parole…

L’imprinting è la fissazione di un istinto innato su un determinato oggetto. Osservando che nelle anatre selvatiche il processo di imprinting che ferma l’azione del seguire è ridotto a poche ore. Proprio per essere circoscritto a una determinata fase di sviluppo e per la sua irrevocabilità, l’imprinting si differenzia da altre forme d’apprendimento.

Konrad ha capito che l’imprinting, se ripetuto, può sedimentarsi in modo importante nella memoria dell’animale. Addirittura i suoi studi influenzarono fortemente la teoria psicoanalitica dell’attaccamento di Bowlby (che studiò l’attaccamento mamma-bambino).

Si deduce dai testi di Lorenz che esiste una memoria genetica, innata: un gattino che non ha mai visto un altro gatto in vita sua (senza aver ricevuto imprinting quotidiano), istintivamente scaverà il terriccio, farà i bisogni e li coprirà. L’istinto. Può significare che se un popolo viene sottoposto all’imprinting di un logo per anni (es. Coca-Cola, Nike), questo potrebbe entrare nel suo istinto genetico?

Teoria interessante, ma andiamo avanti…

I Social Signal di Eric Enge

I Social Signals sono le menzioni del vostro brand sui Social. Quindi post, condivisioni e commenti sul vostro brand (nominato) possono essere ascoltati. Esistono programmi di Social Listening che servono proprio a monitorarli. Nondimeno anche Big G ascolta questi segnali sociali ma… pensate che questi possano influenzare il vostro posizionamento in SERP?

The Art of SEO

Nel libro The Art of SEO, Eric Enge spiega che gli spider di Google, in quella fase detta crawling, leggono il codice dei Social ma non influenzano il ranking del brand. Enge aggiunge che però il cervello di Google riesce a ricordare se il nome del brand viene nominato dalla pagina Social di un pincopallino o di una testata giornalistica da milioni di lettori.

Eric vuole dirci che in qualche modo, segretamente, i Social Signal incidono sulla reputazione che Google ha del nostro brand ma soprattutto incidono su ciò che pensano di noi i nostri clienti o potenziali clienti. Questo significa che sul vostro sito e sui Social dovete condividere roba utile, tanto utile che la gente deve condividerne i contenuti sui vari canali.

E se applicate questo imprinting in modo strategico, metodico e costante?

I Social migliorano SEO e SEM

Ipotizziamo che state promuovendo la vostra agenzia di comunicazione a Palermo e che volete attirare clienti perché fate… SEO e SEM. Quindi vendete posizionamento su motore di ricerca, essere primi su Google. La vostra pagina Facebook è ancora giovane, non avete neanche 500 likers. Ipotizziamo questa sequenza di operazioni.

  1. Fate un’analisi di mercato, e scoprite che le aziende che a Palermo investono maggiormente in Google Ads (quindi pagano per essere primi su Google) lavorano nel turismo. Decidete di colpire questo target.
  2. Fate un brainstorming correlato a ricerche per identificare un tema che possa attirare irrimediabilmente il click del target e scopriamo che, per esempio, la destagionalizzazione è uno dei temi più scottanti.
  3. Scrivete un articolo intitolato Destagionalizzare è impossibile senza una strategia digitale, nell’immagine di copertina inserite dei turisti d’inverno davanti alla Chiesa della Martorana
  4. Nell’articolo inserite dati utili, come statistiche di istituti di ricerca, inserite casi studio, infografiche e, perché no, una guida completa su come destagionalizzare, da scaricare previa iscrizione su landing page.
  5. Sponsorizzate l’articolo su Facebook, targettizzando su persone che lavorano nell’hospitality

Continuate così per mesi, con una linea chiara, articolando nuovi temi attraenti intorno al buyer personas identificato (hospitality) ma anche su altri target, fornendo contenuti utili. Questo vi consentirà:

  1. di avere un calendario editoriale B2B molto completo e professionale, ovvero non pubblicate articoli (e post) solo wikipediani (Cosa è la SEO), ma soprattutto articoli tecnici che parlano la lingua del target e ne soddisfino le sue esigenze più immediate;
  2. di sponsorizzare su Facebook per attivare un imprinting professionale: in termini pubblicitari, potete fare brand awareness, fare in modo di essere conosciuti e riconosciuti dal giusto target come “quelli che ne capiscono del settore hospitality”;
  3. di essere posizionati su Google con le keyword scelte per gli articoli, quindi saremo visibili in modo organico, non solo sul territorio palermitano ma in tutta Italia.

Ed è qui, al terzo punto che avviene la magia. Ipotizziamo che con l’articolo Scegliere il giusto channel manager per piccole strutture su Google sarete al settimo posto. Chi cercherà “channel manager per piccole strutture”, se ha ricevuto l’imprinting delle vostre sponsorizzate, anche senza averci cliccato su, anche solo vedendo i vostri post sponsorizzati ben fatti, con input professionali, vi riconoscerà e sarà portato a cliccare sul vostro snippet, sul settimo risultato di Google.

È davvero importante essere primi su Google?

Se si tratta di ricerche massive e siete Booking.com sì, o di ricerche navigazionali, quindi l’utente cerca il vostro nome su Google, allora sì. Ma se sono long tail, cioè keyword lunghe, specifiche, dirette a un target B2B, in quel caso l’utente passa parecchio tempo su Google a spulciare anche ben oltre la terza pagina di Google.

Sicuramente è meglio essere nella prima pagina di Google, ma essere primi non è fondamentale. Piuttosto è fondamentale che lo snippet sia scritto bene, attraente, chiaro e che l’utente abbia ricevuto un buon imprinting del vostro brand attraverso Facebook, ma anche eventi, radio, ufficio stampa, Google Ads, ovunque 🙂 a quel punto sarete primi anche senza esserlo!

Come ha detto Veronica Gentili nella scorsa DATA: solo Facebook non basta, è importante che abbiate una strategia chiara, un digital marketing mix ben definito e che il vostro sito sia efficiente, ne parleremo a fine percorso con Giorgio Soffiato.

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